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Con Gramsci e con Zio Pino

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Spesso impegnati nei lavori di campagna capita in modo naturale di rimuginare i tanti pensieri che corrono per la testa, perché il fare incentiva la riflessione e la fatica aiuta il cervello a non atrofizzarsi. E così mentre ero impegnato nell’atavica lotta dell’uomo contro i rovi che infestano il recinto anche del nostro orto, mi è venuta in mente una frase di Gramsci letta tempo addietro che ho poi ritrovato e cito integralmente:  “Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens. Ogni uomo infine, all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un “filosofo”, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare”. Osservavo quindi la ronca che avevo nella mano destra e quel  bastone di legno con dei chiodi, impugnato nella sinistra, che mi permetteva di sradicare i rovi senza eccessiva forza e fatica. Entrambi gli attrezzi sono stati costruiti dallo zio contadino di un mio socio, morto novantenne qualche mese fa. Egli era abituato a raccogliere i pezzi  di attrezzi agricoli in disuso e con altri materiali di riciclo gli donava l’antico splendore o li destinava ingegnosamente ad una nuova funzione. Mi parve così’ di scorgere lo spontaneismo dell’homo faber e di rispondere a qualche domanda che da tempo ricercavo nei libri, ma che in realtà avevo a portata di mano, anzi sotto i calli delle mani. Nella pratica della visione del mondo che oggi ci vede impegnati con la terra e la solidarietà, con la tradizione contadina e l’innovazione sociale, dove sono i nostri intellettuali? Dove sono i nostri padri? Sono nascosti nelle aule universitarie che abbiamo frequentato, nei libri letti o sono in mezzo ai campi nei ricordi d’infanzia di un mondo rurale che ormai sta scomparendo? Forse non sono esclusivamente né gli uni, né gli altri, ma entrambi. Siamo figli sia dello spontaneismo del senso comune che della cultura accademica. Gli uni e gli altri, con la loro filosofia e saper  vivere ci aiutano nella costruzione della visione del mondo, condizionando il nostro modo di pensare e agire, nella ricerca di una ragione esistenziale e sociale alle nostre vite. Gramsci ci fa dono di una coscienza storico-politica, della consapevolezza di essere soggetti attivi di un territorio e delle sue trasformazioni, la possibilità di “praticare” la storia e farci carico personalmente dei  dolori e delle aspirazioni di chi ci ha preceduto. Zio Pino ci insegna a relazionarci positivamente con il paesaggio naturale e sociale che ci circonda, ci mostra lo spontaneismo creativo e la predisposizione naturale ai rapporti solidali delle nostre comunità rurali. In sostanza, ci tramanda un’eredità che ha a che fare con la possibilità di sviluppare un percorso endogeno con radici locali sane e robuste senza necessariamente importare modelli dall’esterno.   Tradizione e innovazione, homo faber e homo sapiens, con Gramsci e con zio Pino per scrivere una nuova pagina di soggettività storica nel Cilento.

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