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I sentieri della resilienza

Sono percorsi di ecoturismo che rivoluzionano il modo di intendere la vacanza, la distanza che bisogna viaggiare, la tipologia di alloggio ed il nostro comportamento quotidiano durante il viaggio. Sono percorsi a piedi tematici, in compagnia degli asini, lungo le antiche strade, mulattiere, carovaniere in disuso, attraverso i paesi, i borghi e le montagne del Parco Nazionale del Cilento. Sentieri che invitano alla scoperta di luoghi, tradizioni, sapori, storia, artigianato, pastorizia, odori, erbe selvatiche e officinali, paesaggi, passaggi e saperi della periferia rurale e di una civiltà contadina millenaria. Viaggi lenti che stimolano uno stile di vita che impone il rispetto per la natura e la cultura del nostro territorio: sentieri che tentano di accedere al percorso esistenziale di ognuno di noi nel segno della resilienza.

Camminare suggerisce una percezione del territorio che è aliena dal turismo convenzionale: le relazioni con il tempo, i luoghi e le persone assumono una connotazione autentica e non consumistica. Al viaggiatore che cammina non si può celare nulla: la bellezza e gli scempi di un luogo, il carattere degli indigeni aldilà di ogni edulcorazione. Vi è stato un tempo un cui, nelle nostre contrade, questi sentieri hanno già avuto luogo. Il diario del viaggio a piedi passando per il Cilento nel 1841 di un giovane inglese, Arthur John Strutt, ne è una testimonianza pregievole (A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily London: T.C. Newby 1842; online qui da pag. 33 a 67)

La resilienza ripudia l’appellativo di turista e invita a praticare il valore della reciprocità dell’esperienza: il viaggiatore è parte attiva dei sentieri ideali e reali, delle trasformazioni del nostro territorio. Per questo motivo i sentieri della resilienza non sono mai identici a se stessi. E per la stessa ragione che non puoi andare via dal Cilento senza aver dato e ricevuto qualcosa.

Non cerchiamo turisti, ma ambasciatori di luoghi lontani per la nostra terra.