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Cilento Lento, Pietra e Cemento

“Cilento lento, pietra e cemento” è viaggio a piedi di quattro giorni lungo i sentieri e i paesi del basso Cilento. Un viaggio inedito, ideologico ed umorale alla scoperta del cosiddetto Mezzogiorno minore, l’Italia dei paesi che nel fragore della crisi assumono una luce nuova e tentano di uscire dalla marginalità culturale che la storia per decenni gli aveva riservato. Un viaggio antidepressivo e affaticante che vuole farvi partecipi di una rivoluzione nella percezione dei paesi e delle periferie rurali: una terra che non ha più bisogno di assistenza e infrastrutture, ma di occhi nuovi per riconoscere il senso dei luoghi.

Il paesaggio, la storia, lo scempio urbanistico, il proverbio, il bosco, la forma sintattica, la canzone, la tradizione, i campi abbandonati, gli scheletri di cemento e i ruderi di pietra aiutano a cogliere i nodi a volte inestricabili d’una vicenda millenaria tra la subalternità ad uno sviluppo senza senso e la transizione di un futuro possibile e ancora incerto per la nostra terra.

Il Cilento è una terra di comunità diffuse, piccoli borghi di una periferia rurale, in ritardo rispetto al cosiddetto “progresso”. Un ritardo che ha permesso di conservare i segni di una civilissima cultura contadina, nata ancora prima che i coloni Greci raggiunsero questi lidi quasi 3000 anni fa. Una lunga storia di miseria, ribellioni violente e quella rassegnazione che ha costretto migliaia di contadini a divenire serbatoio di manodopera per le città del Nord Italia e Europa. L’emigrazione verso la Germania, la Svizzera e il Nord Italia, iniziata negli anni ’60, è all’origine di una vera e propria rivoluzione urbana nei paesi di origine. Una colata di utopia del cemento invase anche le nostre contrade e l’immaginario dei cilentani, si costruirono i paesi nuovi e il benessere era rappresentato solo da ciò che veniva dall’esterno e dai materiali innovativi (plastica e cemento).

 

Un’ideologia del progresso che ha preteso imporre la società dei consumi all’unica cultura veramente anti-capitalistica del nostro Paese, quella dei paesi. Prima gli emigranti, poi gli impiegati e persino i contadini e vaccari vollero immolare con ferro, pilastri e i sacrifici di una vita il simbolo dell’emancipazione a futura memoria, per poi vivere il rammarico di un presente senza il paese vecchio, le relazioni di vicinato, il focolare. Anzi il focolare cambiò forma: corna e urinali contro l’invidia furono apposti davanti la nuova casa (spesso uno scheletro incompiuto) a dimostrazione che l’identità resiste alle più perverse e moderne aspirazioni dei paesani. E questo è sempre meglio dell’architettura vuota e omologata delle opere pubbliche dei consiglieri provinciali. Quella delle costruzioni è soltanto una delle tante metafore per capire i nostri luoghi.

Fare bella mostra di ritagli di una comunità contadina idealizzata produce solo folclore, mentre l’esperienza più autentica è la scoperta di un Cilento in continua oscillazione tra modernità e dimensioni ancestrali, comunità ed individualismo, domestico e selvatico, paese nuovo e paese vecchio, pietra e cemento.

Cilento lento è, quindi, un sentiero attraverso quattro paesi del Cilento, uguali ad altri mille paesi del Mezzogiorno per chi attraversa le strade nuove in macchina, ma ognuno con un carattere diverso (quasi fossero persone incontrate lungo il cammino) per chi lentamente vi arriva a piedi con la coscienza del viaggio. Caselle in Pittari, Morigerati, Tortorella, Battaglia, Casaletto Spartano sono solo nomi di paesi per chi inizia il viaggio: diventeranno emozioni e bestemmie, per chi compirà la fatica e il piacere del sentiero.

Ogni viaggiatore è invitato a scrivere un resoconto del viaggio.

Sarebbe bello scoprire alla fine del viaggio che non erano quei luoghi inesplorati, su cui avete ripetutamente posato lo sguardo, l’oggetto di tanto camminare, ma solo gli umori di chi insieme a noi questo sentiero lo ha percorso spingono ad andare sempre più avanti.

scarica qui il pdf: “Breve racconto introduttivo al viaggio”